Il valore dell'Amicizia

Un giorno, un giovane volle consultare un anziano su un problema che gli stava a cuore.
"Mio signore", gli disse, "voglio confessarti una cosa: non riesco ad avere un amico. Mi sapresti dare un consiglio?"
L’anziano sorrise e rispose:
"Posso solo dirti di me. Quand’ero ragazzo fra cento ragazzi, ne ebbi uno, di amico. Fu una cosa bellissima che diede i suoi frutti e poi terminò. Quando divenni adulto fra mille adulti, ne ebbi un altro, di amico. Fu una cosa bellissima, ma l’amico morì ed anch’io mi sentii morire. Ora che sono diventato anziano fra diecimila anziani, adulti e giovani, ho rinunciato ad avere un amico e ho preferito esserlo io, un amico, ogni giorno e ogni ora, di qualcuno che non so chi sia e non so dove sia".
"Non dev’essere facile…", mormorò il giovane.
"Forse non lo è, perché cercare di essere amico significa, prima di tutto, rinunciare ad averne uno. Ma forse lo è, perché proprio rinunciando ad averne uno se ne possono avere tanti".
"Non si saprà mai chi saranno?", domandò il giovane.
"Mai. Tenere il cuore spalancato perché tutti vi possano entrare, dare sempre fiducia perché tutti ne possano attingere, rispettare ognuno perché ognuno si senta se stesso ti rende, insieme, amato ed odiato, incomprensibile ed imprendibile. Chi cerca di essere amico, è un po’ come il mare, fatto di tenera acqua, ma acqua salata. Chi ha come amico il mare, me lo sai dire?"
"Il cielo", rispose il giovane.
"Infatti. Chi cerca di essere amico può solo sperare che il cielo gli sorrida; e che i gabbiani non smettano di posarglisi sopra".
A questo punto il giovane tacque a lungo, avvolto in profondi pensieri. Poi guardò l’anziano con uno strano sorriso e gli chiese:
"Mi permetti di essere un tuo gabbiano?"
L’anziano gli rispose: "Benvenuto!" 

Molto probabilmente le persone interessate non leggeranno mai questa storiella, e di conseguenza neanche queste parole. Sono giorni un po’ particolari, questi ultimi, carichi di delusione, e non poca. Sono giorni in cui ci si ritrova a valutare quella che si pensava fosse un’Amicizia, e che invece è sembrata essere più una combriccola di persone che si vedono insieme per uscire il sabato sera o quando non si sa che fare. Forse son sempre io che sbaglio, che mi illudo, o che comunque dò troppo alle persone, fatto sta è che poi questi pensieri vengono sempre a me.

Ti accorgi infatti che sei sempre tu a preoccuparti, sei sempre tu a cercare di fare da collante all’interno di un gruppo, per far si che tutto vada sempre bene, che le persone si parlino e si confrontino nel momento in cui c’è questo o quel problema…

Ho provato in tutte le maniere a far capire che, quando si è adulti e pur non avendo incarichi di responsabilità, bisogna sempre cercare di dare un peso alle proprie parole ed alle proprie azioni, specialmente nei confronti di ragazzi e ragazze più piccolI, che vedono in te – ragazzo più grande – come un esempio da seguire…ma sembra che le mie parole siano volate insieme al vento che in questi giorni fa compagnia a noi tarantini.

 E tutto questo l’ho fatto per Amicizia, per tentare di aprire gli occhi su quelle che son situazioni che – sicuramente – si stanno creando…inevitabilmente, aggiungo io.

Ho provato a spiegare che in questa maniera finisce che poi qualcuno se la tira, che si formano gruppi separati e distinti, e che quando poi ci si renderà conto sarà troppo tardi perchè, come dice un’altra storiella, quando litighi con qualcuno e gli dici o fai qualcosa di brutto, gli lasci delle ferite come i buchi lasciati da un chiodo in uno steccato

Non è servito a nulla…

…ho sbagliato io?

[techtags: Amicizia]

5 risposte a “Il valore dell'Amicizia”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *