ILVA, lettera aperta al Sindaco Ippazio Stefàno

Leggo su TarantoVillage ed inoltro, chiedo anche io la massima diffusione:

Comitato per Taranto
c/o Peacelink
casella postale 2009
74100 Taranto

e-mail: comitatopertaranto(ET)yahoo.it

Taranto; 09 novembre 2007

Lettera aperta al Sindaco Ippazio Stefàno

DALL’ILVA RISPETTO DELLE NORME EUROPEE NON BENEFICENZA

gli impegni in campagna elettorale
Registriamo, con dispiacere, che la controffensiva mediatica in difesa dell’Ilva, la principale responsabile dell’inquinamento ambientale che incombe sulla città, è favorita, in maniera inconsapevole, anche dal Sindaco e dall’Assessore all’ambiente di Taranto, recenti vincitori nelle elezioni il cui tema dominante è stato il risanamento ambientale. Tutti i Candidati hanno promesso severità, competenza e rispetto delle norme, senza sconti di alcun genere, a nessuno. Né il dissesto, già noto durante la campagna elettorale, può costituire motivo di arretramento sul fronte di un problema così delicato e sentito in città.


Siamo preoccupati per quanto abbiamo appreso dalla stampa, senza smentite o rettifiche, sull’incontro in Comune con l’ing. Emilio Riva. Chiediamo al Sindaco di adoperarsi per fugare tali preoccupazioni, nell’interesse della nostra città.

un’offerta maliziosa
L’entusiasmo di ottenere qualcosa di concreto da Riva, pur comprensibile, di fatto fa accettare ad occhi chiusi l’offerta “maliziosa” di “sonde al fine di monitorare la ricaduta di diossina al suolo nel raggio di 15 chilometri dall’impianto”.
La “malizia economica” dell’offerta sta nel fatto che per l’acquisto di 4 sonde dal costo presunto di 1.500 euro/cadauna, Ilva affronterebbe la spesa una tantum di 4×1.500 = 6.000 euro, mentre il Comune dovrebbe sostenere per anni i costi di gestione del sistema e delle analisi dei campioni. Ipotizzando 1 analisi/settimana per ciascuna delle 4 sonde al costo stracciato di 1000 euro/cadauna, per le sole analisi occorrerebbero 52x4x1000 = 208.000 euro/anno. Il Comune può mettere in bilancio simili somme?
L’offerta è ancora più “maliziosa” dal punto di vista giuridico/sostanziale: le sonde rileverebbero la diossina non nel punto di fuoriuscita dove è "concentrata", ma in punti di ricaduta dove è "diluita", con fattori di dispersione fortemente influenzati dai venti e da altre variabili meteoclimatiche, influenze che renderebbero inattendibili i riscontri circa l’obiettivo di ridurre le emissioni di diossina come viene promesso da Riva.
Dal punto di vista legale, le analisi sulla diossina hanno valore altissimo e determinante se fatte sul camino di emissione o alla base dello stesso, hanno valore nullo se effettuate nei punti di ricaduta. Chi sarebbe in grado di dimostrare che la diossina rilevata in un punto proviene, per esempio, dall’impianto di agglomerazione di Ilva? Si potrebbe argomentare che quella diossina proviene invece da un inceneritore qualsiasi, o dal traffico, o da incontrollabili roghi selvaggi di plastica, tipo gli assurdi incendi della spazzatura "per protesta".
In definitiva, la “donazione” delle sonde ricorda la “donazione” dell’area al Comune di Statte, da qualcuno definita “polpetta avvelenata” e giustamente rifiutata.
il comune autorizza e fa funzionare la propria struttura tecnica
L’Assessore all’ambiente dice: “Il Comune ha riacquistato la centralità nel confronto sull’ambiente diventando interlocutore privilegiato dell’industria siderurgica e demandando ai governi regionale e nazionale i ruoli di controllo autorizzativi e legislativo.” In tutta sincerità, non crediamo che un amministratore comunale, pur alle prime armi, possa avere pronunciato quella frase: una visita per quanto importante e gradita non fa riacquistare al Comune un ruolo che la legge non gli ha mai né tolto né modificato. Ai nuovi amministratori spetta il compito di far funzionare una macchina amministrativa che i fatti hanno dimostrato non essere stata all’altezza: ad oggi non avvertiamo chiare differenze dal passato. Basti, a mò di esempio, la recente presa di posizione del Sindaco che ha polemizzato con l’ARPA per la mancanza di informazioni, che invece sono nella disponibilità della struttura tecnica comunale preposta al settore.

la fiducia è una cosa seria ma bisogna conquistarla
Dice il Sindaco: “Da Riva abbiamo ottenuto risposte concrete sulla scia di un nuovo rapporto tra Ilva e città. Patto basato sulla fiducia reciproca. Non c’è stato bisogno di firmare alcun atto di intesa o protocollo perché l’incontro è avvenuto in un clima di grande collaborazione.” Naturalmente il riferimento è alle promesse sulle cokerie, sulla riduzione della diossina e sugli appalti a imprese tarantine “preparate e sane”: sono tre temi sui quali Ilva è inadempiente da anni.
Sulle cokerie il prof. Assennato, D.G. di ARPA Puglia, sostiene che anche sulle batterie dove è stato già effettuato il revamping non è cambiato nulla e che Ilva ignora il problema delle emissioni diffuse e dei micidiali idrocarburi policlinici aromatici.
Sulla diossina non è accettabile che Ilva “scopra” solo nell’estate del 2007, a seguito dei rilievi effettuati dall’ARPA Puglia, che nell’impianto di agglomerazione c’è il pericolo diossina: ci risulta che esperti Ilva hanno fatto parte, direttamente o indirettamente, dei gruppi di lavoro internazionali che, a seguito della Direttiva IPPC 61/96/CE del 1996 (cioè di 11 anni fa) hanno preparato i documenti di riferimento per le Migliori Tecnologie Disponibili, le “mitiche” BAT che in realtà sono un bel manuale per gli studenti di ingegneria, per di più non aggiornato. Tali esperti non potevano ignorare che la scadenza per essere in possesso dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, con vincoli, prescrizioni, condizioni e controlli, era il 30 ottobre 2007. Sul pericolo diossina a Taranto, Peacelink ha lanciato l’allarme da almeno due anni. Oggi l’Ilva dichiara che “sono in fase di valutazione sistemi di abbattimento già adottati in impianti giapponesi al fine di valutarne la compatibilità con lo stabilimento ionico” e il Comune esprime soddisfazione mentre dovrebbe e potrebbe fissare scadenze imperative ed operative.
Sugli appalti a imprese “preparate e sane” si dimentica che i lavoratori degli appalti subiscono la maggior parte degli incidenti sul lavoro in Ilva e che al momento dell’incidente si scopre che le imprese di provenienza non sono proprio “preparate e sane”. Né va ignorato che i membri della commissione d’indagine del Senato sulla sicurezza in fabbrica pochi giorni fa hanno dichiarato: “Non abbiamo ricevuto risposte adeguate alle nostre domande e ai nostri dubbi, eppure siamo venuti a Taranto proprio perché nello stesso reparto ci sono stati due incidenti mortali e volevamo capire come è stato possibile, cosa sia stato fatto e cosa poteva essere fatto per evitarlo”.
In sintesi, noi riteniamo che sia azzardato accordare piena fiducia a un interlocutore che ancora una volta promette di fare cose “dovute” e mai realizzate prima, per proprio tornaconto ed anche per “distrazione” delle istituzioni. La fiducia va conquistata con i fatti.

ai giovani dei tamburi una dose supplementare di “intossicazione”?

Anche sul “reclutamento privilegiato” per i giovani residenti sui Tamburi abbiamo un po’ di preoccupazione: se non cambiano decisamente le condizioni all’interno dello stabilimento e se sono reali i timori dei sanitari sulla salute degli abitanti dei Tamburi, già problematica perché vivono vicino allo stabilimento, temiamo che quei giovani dei Tamburi, una volta in stabilimento, rischiano di beccarsi una dose supplementare di “intossicazione”.

l’arpa è un ente tecnico pubblico poco utilizzato dalle istituzioni
Il Sindaco dice: “Non vogliamo sottrarre compiti all’ARPA ma vogliamo i nostri dati da mettere insieme a quelli dell’agenzia. E’ capitato nei mesi scorsi che CNR e ARPA abbiano fornito indicazioni diverse dopo avere effettuato le misurazioni sulla diossina”. Ci chiediamo quanto sia realistico puntare sulla preparazione di tecnici fortemente specializzati da parte di un Comune senza un euro e privo di risorse tecniche finanche per attività modeste come lo sportello unico per le attività edili o per la verifica delle pratiche di condono. E poi ci lascia fortemente perplessi il fatto che da parte di amministratori pubblici non si avverta la differenza che c’è tra le conclusioni di un istituto, ancorché parte del CNR, che nello specifico, però, opera in regime privatistico e fornisce ad Ilva una consulenza a pagamento e le conclusioni dell’agenzia regionale preposta alla protezione ambientale, organo tecnico pubblico chiamato ad operare sulla diossina dalla regione Puglia. Quella frase del Sindaco riecheggia in qualche modo l’arrogante affermazione del responsabile delle relazioni industriali del gruppo Riva che qualche giorno fa ha addirittura “espulso” dal tavolo del monitoraggio dell’Atto di Intesa anche l’ARPA, rea di avere criticato il progetto delle inefficaci tele “acchiappa – polvere”, criticate anche da docenti del Politecnico di Bari. Val la pena ricordare a tutti che l’ARPA Puglia diretta dal prof. Giorgio Assennato non è un soggetto politico ma è un ente tecnico pubblico che non si presta a “consulenze private” ma esprime “raccomandazioni” alle aziende che l’autorità competente, se non essa stessa, trasforma in prescrizioni ineludibili. E l’ARPA ha responsabilità e competenze proprio in materia di “Protezione ambientale”.

non esistono alternative alla linea del rispetto delle norme europee
Noi cittadini del “Comitato per Taranto”, da mesi, abbiamo imboccato la strada che porta a far rispettare in Ilva le norme europee sull’inquinamento ambientale.
Abbiamo dimostrato l’inefficacia degli Atti di Intesa solennemente assunti e firmati.
Abbiamo dimostrato che l’unica strada efficace per ridurre l’inquinamento ambientale è quella dettata 11 anni fa dalla Commissione Europea che per l’obbligatoria Autorizzazione Integrata Ambientale ha fissato procedure, tempi, vincoli, condizioni, controlli e sanzioni penali ed amministrative.
Insieme a 23 organizzazioni territoriali in qualità di “pubblico interessato”, abbiamo inviato al Ministero dell’ambiente un centinaio di pagine di “Osservazioni” sulla domanda di Autorizzazione Integrale Ambientale presentata da Ilva; tra esse quelle sulla dubbia legittimità di autorizzazioni concesse in precedenza, sull’inadeguatezza della documentazione presentata dall’azienda, sulla “scomparsa” dal sito del Ministero di un importante documento relativo alla sicurezza in stabilimento, sulle “manine misteriose” che artatamente hanno manipolato importanti limiti sulla emissione della diossina e sul livello di inquinamento del terreno, rendendoli difformi dai limiti europei.
Abbiamo inoltrato al Presidente della Repubblica una “Petizione” sull’incredibile alibi fornito alle grandi aziende dal governo precedente e dall’attuale, incapace anch’esso di rispettare e far rispettare alle aziende italiane le direttive europee e costretto ad emanare un D. Lgs. di massima urgenza (?) di proroga dei termini fissati dalla CE nel 1996.
Di tutto ciò abbiamo informato l’Amministrazione Comunale e l’opinione pubblica. Nel primo incontro con l’ing. Emilio Riva avremmo voluto che i nostri Amministratori assumessero una precisa posizione nei confronti dell’Autorizzazione Integrata Ambientale così come regolata dal D. Lgs. 59/2005 (che ha reiterato l’analogo del 1999). Dall’esame delle disposizioni di tale decreto, emerge in tutta evidenza che l’AIA è uno strumento efficace e rigoroso per l’abbattimento dell’impatto ambientale, forte della affermazione che l’autorizzazione, per essere concessa, deve conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso. Pur nell’ambito delle vigenti prescrizioni del quadro normativo sui valori limite degli inquinanti, esso consente di operare, con efficacia, senza rigidità, con misure che fanno riferimento ai singoli contesti ambientali. Esso prevede anche forti capacità di iniziativa da parte delle Istituzioni locali coinvolte, nonché della società civile e delle sue associazioni.
In definitiva, l’AIA definisce e regola per legge quel campo di conflitto oggettivo che nella realtà di Taranto si tenta di regolare con Atti d’Intesa, anche solo verbali.

i poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale
L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.
Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro della città. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E’ in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con l’ing. Riva con hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell’AIA sì e vanno definiti con il Ministero.
Il Governo, con il D. Lgs del 30 ottobre 2007, che certamente sarà all’attenzione delle Istituzioni europee, all’ultimo minuto ha prorogato al 31 marzo 2008 la data entro la quale anche l’Ilva di Taranto dovrà essere in possesso dell’AIA. Il Sindaco è nelle condizioni di rinnovare al Ministro dell’ambiente la richiesta, già avanzata ufficialmente dalle organizzazioni territoriali di Taranto, di applicare per l’Ilva il comma 20 dell’art. 5 del D. Lgs 59/2005 che sembra tagliato su misura per Taranto e che qui riportiamo.
“In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell’impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, di intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi, l’autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’accordo e la procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.”
In tal modo lo Stato, insieme a Regione, Provincia e Comuni interessati, ridiventerà coprotagonista della siderurgia tarantina con la Proprietà privata che dovrà precisare strategie e piani e firmare un impegno solenne, immodificabile e garantito.

I cittadini del Comitato per Taranto:

Giuseppe Cicala
Biagio De Marzo
Stefano De Pace
Salvatore De Rosa
Luigi Oliva
Antonietta Podda

[techtags: ILVA, Taranto, inquinamento, giovani]

0 risposte a “ILVA, lettera aperta al Sindaco Ippazio Stefàno”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *