Taranto: respirare la morte

L’altra sera giravo nella blogosfera tarantina, ed ho trovato un post riguardo l’ambiente a Taranto. Il blog si chiama VideoPolitik, ed è di Gisella, ragazza che si definisce "una cantante libera, un’entusiasta del pensiero, si inerpica su teneri arboscelli e dice che sono alberi grandi…(Alda Merini)".

Il post di cui scrivo sopra si intitola "Taranto: respirare la morte", e lo riporto pari pari sperando non sia un problema per la stessa Gisella :

 

Era il 1986 quando l’organizzazione mondiale della sanità definì l’area tarantina ad alto rischio ambientale. Nel 1998 Taranto fu inclusa tra i 14 siti d’interesse nazionale dove si rendevano necessari interventi di bonifica. In questi 22 anni non si è fatto nulla per alleggerire il carico di polveri sulla città.
Taranto aveva il record per tumori già negli anni ’70 e questo triste primato è stato confermato da due studi dell’OMS, uno del 1997 e uno del 2001.

 

Oggi a Taranto si muore più che in ogni altra città pugliese per forme tumorali (soprattutto ai polmoni, alla pleura e alla vescica) che hanno un nesso + che evidente con l’inquinamento.
Secondo l’INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti), Taranto produce il 92% di diossina italiana e l’8,8% di quella europea, dati confutati dall’Ilva, ma che fanno del capoluogo ionico una delle città PIU’ INQUINATE DEL MONDO.

Nel frattempo il ministro Prestigacomo non solo fa la gnorri, ma addirittura ha rimosso i tecnici e gli esperti che componevano la Commissione Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.), rimpiazzandoli con altri nomi "di sua fiducia", uno dei quali, Bonaventura Lamacchia, è stato sospeso dall’incarico per una fedina penale non perfettamente linda.

Il Presidente della Regione Vendola intanto ha varato un disegno di legge che impedirà alla fabbrica di Taranto di emettere ancora morte dalle proprie ciminiere. Con questo ddl si riduce drasticamente il tetto delle emissioni di diossina fissato a livello nazionale (10 nanogrammi). La legge pugliese, prima in Italia, impone agli impianti la riduzione delle emissioni a 2,5 nanogrammi al metro cubo dal prossimo aprile sino ad arrivare a 0,4 nanogrammi a fine 2010.

A questo provvedimento la Prestigiacomo si definisce "esterrefatta" e replica: «in questo modo l’Ilva chiude in quattro mesi…c’è tempo fino al 2012 per l’applicazione dei valori limite di diossine e furani».
Evidentemente, le persone che sopravvivono in quest’area intossicata non hanno diritto di vivere come nel resto d’Italia e d’Europa; c’è tempo almeno fino al 2012 (!) per continuare ad ingrossare le statistiche delle malattie e delle morti legate all’inquinamento industriale, l’importante è produrre e restare competitivi.


Secondo l’"autorevole" ministra, insomma, l’Ilva di Taranto non inquinerebbe. Ma che ci volete fare, Riva è entrato nella cordata Alitalia..

 

Intervento dell’assessore all’Ambiente della Regione Puglia e del Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano.

Losappio,  punta il dito contro la Prestigiacomo e il governo, spiega dettagliatamente il ddl varato dalla giunta regionale pugliese e nega rigorosamente che questo provvedimento possa comportare la chiusura dello stabilimento. Secondo Losappio, al contrario, il decreto comporta un investimento finanziario e di innovazione tecnologica per Riva affinchè quei valori di diossina vengano rispettati.


Losappio, inoltre, si ritiene sbigottito dinanzi al fatto che un ministro dell’Ambiente si faccia portavoce e vice di un imprenditore e adombra sospetti sul coinvolgimento di Riva nella cordata CAI.
L’assessore contesta anche il ridicolo limite temporale (2012) ingiunto dalla "ministra" all’applicazione dei valori limite di diossine e furani difende invece la necessità di anticipare la riduzione delle emissioni a 0,4 nanogrammi a fine 2010.

Intervento finale del Sindaco di Taranto e telefonata di uno spettatore, che spiega i motivi per i quali, qualora l’Ilva si adeguasse ai limiti di diossina imposti dal ddl regionale, non potrebbe assolutamente chiudere.
 
 

Dati impressionanti sull’inquinamento e sulle incidenze tumorali a Taranto. Secondo un sondaggio condotto sugli abitanti del capoluogo ionico, la principale responsabilità della grave situazione della città è imputabile alla politica.


Opinioni del pubblico e dei cittadini tarantini, tutti concordi nel contestare la criminale politica ambientale del governo. Uno spettatore denuncia anche l’alta percentuale di inquinamento e della mortalità per tumori nel leccese a causa dell’Ilva.

Una cittadina invita Berlusconi a tenere a Taranto un prossimo consiglio dei ministri, come ha fatto a Napoli, dal momento che la situazione tarantina è 100 volte più grave che a Napoli.
 
Intervento di Cosimo Semeraro, per 29 anni operaio dell’Ilva e attualmente presidente dell’Associazione 12 Giugno, composta da familiari delle vittime e lavoratori colpiti da malattie professionali. Semeraro è malato di asbestosi, sindrome polmonare cronica legata all’inalazione di polveri di amianto.

Intervento di Paola D’Andria, presidente Ail Taranto.

Intervento di un esponente di Peacelink, che denuncia controlli alimentari (ben 72 analisi) effettuati a Taranto su campioni contaminati da diossina, controlli sui quali il ministero della Sanità non ha mai ravvisato diossina al di sopra dei limiti di legge. E’ bastata invece una sola analisi svolta dall’associazione Peacelink per innescare un vero e proprio scandalo ecologico e politico e per iniziare un controllo serrato, che è stato realizzato dall’Arpa e dalla Asl.

Come mai in tutti questi anni non è mai stato fatto un reale controllo?

 
 

Grazia Francescato, portavoce nazionale dei Verdi, sul caso Taranto e sulla disastrosa politica ambientale del governo.

 
 

Il comitato cittadino "Taranto futura" ha proposto un referendum, riguardante la chiusura totale o parziale dell’Ilva. Tale referendum si basa su una condizione essenziale: la tutela dell’occupazione. Per smantellare gli impianti e bonificare l’area ci vogliono 40 anni, con piena garanzia dell’occupazione che il Governo e la Comunità Europea dovranno assicurare.


Breve polemica tra il portavoce del comitato e l’assessore Losappio, che esprime perplessità sulla validità e sull’opportunità del referendum.

Intervento del presidente di Lega Ambiente Taranto, Leo Corvace, che denuncia l’operato fallimentare di Raffaele Fitto, ex governatore della Puglia in quota a Forza Italia e rivela che Riva in passato ha finanziato la campagna elettorale di Forza Italia a Bari, a Roma e a Taranto.

Telefonata drammatica di un ex operaio dell’Ilva.

Finale con un cortometraggio di Michele Didone e Fabiano Marti, adattato su immagini estratte dal film "Le vite degli altri" di Florian Henckel von Donnersmarck.

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