Lettera di Domenico Occhinegro morto all’Ilva di Taranto a Luigi Pascazio morto a Kabul

"Quest’oggi mentre vedevo il tuo feretro rientrare in Italia pensavo a quante cose ci accomunano: Entrambi pugliesi, entrambi venticinquenni, entrambi con una vita spezzata, entrambi con i sogni tipici di ogni giovane della nostra età, entrambi così lontani dal credere che quel giorno potesse toccare a noi, in modo così vicino e inaspettato, entrambi, forse, legati ad un lavoro di “morte” per poter sopravvivere ….

Quando per la prima volta sono andato lavorare all’Ilva e, percorrendo la strada che da Mottola mi portava in quell’inferno, sapevo, nella parte più nascosta di me, che in quell’inferno ci sarei morto se non travolto da tubi in movimento come è successo, probabilmente di cancro;
ma la vita non ha alternative, almeno così credevo e così mi avevano insegnato a credere, forse come la tua che a 25 anni, come me, hai deciso di imbracciare un fucile perché ingannato dalle false ideologie di chi chiama missione di pace quella che pace non è.

E’ forse questa l’analogia più triste fra noi due: ingannati entrambi da un miraggio, il miraggio di un lavoro che in realtà ci rende schiavi e ci uccide lentamente o con un colpo solo, come me e te.

Ma tu Luigi… anche così diverso da me, nella vita come nella morte.
Tu avvolto da un tricolore che, come te, ho sempre amato anche io (ma che non ho avuto l’onore di abbracciare col mio freddo corpo), io adagiato sul marmo dell’ospedale; tu accompagnato da un picchetto d’onore io salutato dagli amici e dai pochissimi colleghi col cuore in fiamme, già “pochissimi” non perché tra noi operai non c’è solidarietà ma perché dovevano lavorare, non poteva certo fermasi la grande Ilva, cosa vuoi che sia un operaio in meno! ai tuoi familiari per dare la notizia c’era il comandante del Distretto militare, accompagnato da altri militari, da psicologi e dal cappellano, mia madre ha ricevuto la notizia per telefono e non c’era nessuno a sostenere la sua pena e ad accarezzare le sue lacrime; tg e quotidiani locali e nazionali parlano di te da ieri e continueranno a farlo ancora, per me un trafiletto sul giornale locale… ma cosa vuoi che possa interessare alla nazione intera la morte di una persona “qualunque” come me?…

Tu sei un eroe, caro Luigi come tutti coloro che indossano una divisa, come tutti coloro che imbracciano un fucile, sei uno che verrà sempre ricordato, uno per cui bisogna essere fieri, io… un povero operaio di una industria che non ha ucciso solo me ma che ogni giorno inietta veleno nel cuore e nella vita di chi è sopravvissuto dopo di me … sono un semplice “nessuno”, un operaio schiacciato da un tubo che non sarà mai ricordato e mai portato avvolto in quel tricolore che ho sempre amato anch’io"

ONORE a TUTTI coloro che ogni giorno perdono la vita per lavorare…
eroi del silenzio e del sacrificio… eroi dei nostri tempi

La fonte è Facebook, non potevo che ripubblicarla…

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